domenica 15 aprile 2012

Tavolozze di grandi artisti

Via retronaut: “THE PAST IS A FOREIGN COUNTRY, THIS IS YOUR PASSAPORT”

Come non rimanere incantati di fronte alla magia dell'idealizzazione trasportata su un oggetto toccato ed usato da un artista che ha trasformato la storia, il modo di percepire il mondo e la considerazione che noi abbiamo di noi stessi?

Eugène Delacroix

Auguste Renoir

Edgar Degas

Georges Seurat

Gustave Moreau

Paul Gauguin

Vincent van Gogh
E per finire qualcosa che proviene dal blog e dalla macchina fotografica della magnifica Daniela Tieni:
Centre Pompidou, 2010 - Matériel de dessin et de peinture de Vassily Kandinsky provenant de son dernier atelier.



sabato 14 aprile 2012

Icone della e dalla Colombia

Saranno le coinicidenze strane della vita che nelle ultime settimane hanno calamitato a me vari materiali sulla e dalla Colombia: foto e film sulla vita a Bogotà, viaggi a Cali, artisti di strada, grafici, pensieri e poesie.
Sarà che il mio attuale campo di lavoro è piuttosto turistico e quindi la mia attenzione è maggiormente indirizzata verso queste tematiche, ai materiali che circolano, alle forme espressive scelte per presentare posti, divulgarli e pubblicizzarli.
Fatto sta che mi sembra carino appuntare questa fase colombiana e postare alcune immagini del lavoro: ICCO - Icons of Colombia di Oscar Correa in collaborazione con Liliana Silva.


Come spiegato nel sito ufficiale si tratta di un lavoro portato avanti e completato in tre anni, un libro composto da 116 pagine e 50 icone, scelte e identificate dopo un lungo studio con il chiaro intento di rappresentare la cultura colombiana nelle sue varie sfaccettature più propositive e positive: i popoli che la compongono, le tradizioni, la storia, i valori, gli obiettivi.
Il lavoro  mi sembra molto simpatico e ben fatto.
A suo modo pimpi.
ICCO used as references conceptual work of Otl Aicher, Lingua Grafica, and successful cases of national branding such as "Nobrand" in Argentina and "Chilogo" in Chile.

In copertina il nome del progetto sovrastato dallo stemma colombiano anch'esso opportunamente iconificato!

lo stemma colombiano si ripete anche nelle sguardie
 

il segnalibro porta i colori della bandiera colombiana









il sacco dei chicchi di caffè, il sacro cuore, e il sombrero vueltiao

venerdì 13 aprile 2012

Spherikal di Ion Lucin

Non si trova molto sullo studente spagnolo Ion Lucin e sulla sua animazione sperimentale... è anche vero che il video basta da solo: psichedelia con basi psicologiche, ricerca della forma nell'esplorazione della sua percezione, ricerca puramente grafica giocata in 3d e in bicolore.
Interessante e allucinogeno.


 
Spherikal from Ion on Vimeo.
This is a small animation a did as an exercise to experiment and explore all the graphical possibilities of representing the idea of the SPHERE, always thinking in searching Gestalt and form. Its all done in 3d, but i was more interested in the graphical interest, flatten the surfaces, and only two colors, why more.The most difficult was to achieve the transitions between the different type of representation of the sphere, the morphing and metamorphosing.

For the description of the project, all these frames plus the frames from the scenes that weren't included, visit - behance.net/gallery/Spherikal/3565597

It was all done in Cinema 4d R13, all with the Mograph module. Comositing and post in After Effects

Sound : Brand X Music

giovedì 12 aprile 2012

Starwatcher II di Moebius: "Don’t take all this too seriously!"

L'amore smisurato, platonico, irrazionale, viscerale e infinito che provo per Moebius è pari alla sua bravura, alla sua grandezza e al suo genio.
Tra le cose che in questo periodo riguardo maggiormente e con continuo trasporto c'è la sua serie di Starwatcher, serigrafie così magiche e così reali che tutt'ora mi domando se non sia tutto un grande e magnifico miraggio.
Fortunatamente lo stesso Moebius mi viene in soccorso rammentandomi che "don’t take all this too seriously!".
:)
E così oggi ricevo con ancor più gratitudine l'aggiornamento quotidiano da: quenched consciousness, un blog totalmente dedicato al grande Maestro e dove, magicamente, il post di oggi ha come titolo: Career Timeline: 1985 - Starwatcher II!
Questa volta insieme all'immagine - sublime già di per sé - si aggiunge una citazione dello stesso Moebius del 1989 dove è facile percepire tutta la sua incredibile semplicità nel creare arte, creare mondi e lasciarsi trasportare dal suo stesso universo visionario: "This is truly a magical drawing."

His most famous piece in the Starwatcher series, and one that inspired many people to do their own version for this tumblr. I like what Moebius has to say about it, from Epic’s The Art of Moebius in 1989:

“This is truly a magical drawing. It is not perfect—the legs aren’t quite right—but in this case, it doesn’t seem to matter. The face is wonderfully evocative. I can see how someone could fall in love with a face like this. The question that is always asked when it comes to the Starwatcher series is, is the character male or female? The answer is, I don’t know. Maybe it is a man, strong and masculine, yet sensitive and soft like a woman.

A strange energy seem to emanate from the horizon. It happened quite naturally, almost by accident. When I was drawing this picture, I was trying to achieve a certain kind of feeling, so I just let myself be carried by the flow, and this was the result. I gratefully accepted it, almost like a gift. Things like this don’t always happen in art, but when it does, that’s what makes it worthwhile.

The character is sitting by a monument, waiting for a big vessel to take off. There is the book, which is by Jack Vance. The can is a can of paint. You press a button and all the colors come out. The costume is a blend of western and futuristic, Inside the box is a crystal, and it’s a present from a child who lives on this planet, And there is a message in that cube, which says, ‘don’t take all this too seriously!’”
Se ancora non seguite quenched consciousness cercate di rimediare prima possibile! ;-)

venerdì 6 aprile 2012

Frame dal cinema giapponese

Eigagogo è un interessante sito, in francese e in inglese, che raccoglie materiale sul cinema nipponico: interessanti le interviste, interessanti i link, interessantissimi i frame.
Ne riporto alcuni che sicuramente faranno gola ad alcune mie conoscenze :)
Buona visione.


Meiko Kaji in Female Prisoner 701 Scorpion (1972) di Shunya Ito
Assassination (1964) di Masahiro Shinoda
© Shochiku
© Toho
Shima Iwashita in Himito (1974) di Masahiro Shinoda
Zatoichi and Yojimbo (1970) di Kihachi Okamoto
The sword (1964) di Kenji Misumi
Zatoichi (1989) di Shintarō Katsu
Katsuo Nakamura in Kwaidan (1964) di Masaki Kobayashi
The Ballad of Narayama (1958) di Keisuke Kinoshita
Toshiro Mifune e Keiko Awaji in Cane Randagio (1949) di Akira Kurosawa
Ecstasy of the Angels (1972) di Kōji Wakamatsu
With My Husband's Consent (1964) di Yasuzo Masumura
Yoko Tsukasa e Yuzo Kayama in Scattered Clouds (1967) di Naruse Mikio

Young Girls in Love (1986) di Kazuki Ōmori
Retaliation (1968) di Yasuharu Hasebe

Per vederne altre e godere di maggiore risoluzione basta andare nella loro gallery.

Alan Moore e Jerusalem

Tanto lo so che riproporrò e riproporrò e riproporrò stralci di questa intervista fino a quando non l'avrò esaurita totalmente!
smoky man è decisamente un pimpi boy, nel mio cervello uno dei suoi compiti più fondamentali al mio personale sostentamento è quello di tradurre, trovare e tradurre, cose su Alan Moore (ma non solo), per poi condividerle.
Questa è una delle ultime interviste che ha tradotto, originariamente curata da Helen Lewis-Hasteley e pubblicata il 17 Giugno 2011 su New Statesman.
La trovate interamente sul suo blog.
Questo estratto è la parte iniziale, l'argomento è Jerusalem, il nuovo romanzo che Moore sta scrivendo da già tre anni.

Lucia Joyce

Una volta finito arriverà al milione?
AM:
Credo sarà sui tre quarti. Nella parte finale del libro, la terza, ho deciso di spingermi ancora oltre con la storia, per fare in modo che non sembrasse in calando.
Questi ultimi capitoli sono ognuno, a modo proprio, piuttosto difficili. La loro lunghezza varia ma il capitolo su Lucia Joyce è stato il motivo che mi ha spinto a iniziare la pubblicazione di Dodgem Logic in modo da prendermi una pausa di 18 mesi dallo scrivere Jerusalem.
È il capitolo più lungo del libro. Si sviluppa per circa 35 pagine a singola spaziatura ed è del tutto incomprensibile. È scritto in una specie di flusso di coscienza joyciano, completamente inventato. L’ho riletto di nuovo e ne ho capito la maggior parte… no, l’ho capito tutto. È il solo modo in cui sarei riuscito a scrivere una cosa simile. È stato un esperimento.
Il capitolo precedente, che ho finito poco fa, l’ho scritto nella forma di una pièce di Samuel Beckett.
Con lo stesso Beckett come personaggio e Thomas Becket, giusto per rendere la storia ancora più disorientante, e John Clare, John Bunyan e vari altri che compaiono come fantasmi.
È una piccola opera teatrale ambientata in un portico di una chiesa gotica, a Northampton. C’è un fatto da notate: Samuel Beckett è stato a Northampton. La prima volta venne per giocare a cricket contro la squadra locale. C’è un campo da cricket alla fine della strada dove abito. Nel Wisden's Almanac è riportato che Beckett giocò contro il Northampton e che, quella notte, tutti i suoi compagni di squadra decisero di fare visita ai numerosi pub e di andare a prostitute, tutte cose per cui Northampton era principalmente nota (dopo gli stivali e le scarpe).Sto riambientando l’evento nel capitolo 29, come parte della mia piccola pièce.
Non ho idea di quanto saranno lunghi i capitoli della parte finale del libro. Sono tutti degli esperimenti.
Per leggere tutta la super intervista basta recarsi qui!

martedì 3 aprile 2012

"Punishment I" di Julius von Bismarck

Vivo nel regno del trovato per caso sul web e come potere ancora funziona. Essersi trovati davanti alcune di queste foto ha generato in me uno stadio folgorante di silenzio galvanizzato, seguito da un: "moaaa grandioso!".

Julius von Bismarck è un artista nato nel 1983 a Breisach am Rhein in Germania, è cresciuto tra Riyad (Arabia Saudita), Friburgo e Berlino, ed è l'ideatore e il creatore dell'Image Fulgurator con il quale nel 2008 si è aggiudicato l'award "Golden Nica" al Prix Ars Electronica.
Punishment I è la sua ultima opera esposta fino al 24 Marzo all'Alexander Levy Gallery di Berlino. 



L'artista prende spunto dalla Flagellazione dell'Ellesponto dove per mano del re persiano Serse I il mare venne flagellato 300 volte per aver causato la distruzione del ponte di barche che egli aveva fatto costruire sullo stretto per permettere il passaggio del suo esercito.
Analogamente Julius, armato di frusta e, allegoricamente, dallo spirito rabbioso di re Serse, viaggia tra Svizzera, Sud America e Stati Uniti sferzando frustate alla natura (ma non solo) e sfidandone la potenza, raccogliendo il tutto, infine, in fotografie, filmati e ovviamente fruste.



Oltre al mare e alle montagne, l'artista ha frustato la statua del Cristo Redentore situata nella baia di Rio De Janeiro, ribellandosi metaforicamente ai costrutti sociali, alle credenze e agli obblighi trasmessi e inculcati negli uomini dalle autorità. O meglio dalle parole dei curatori della mostra:
at impressive locations he plays with the rhetorical power of this traditional retaliation, whipping nature, defying its power, until he is exhausted. in a contemporary context, he thus rebels against socialization and, as a modern sisyphus, questions value patterns which are conveyed to people today by societal constructs and authorities.

Julius è un notevole simpatico e mi sento in dovere di concludere con una parentesi, scrivendo almeno due righe sulla sua creazione del 2008. Tramite l'Image Fulgurator, Julius ha la possibilità di intervenire/interferire sulle foto altrui mentre queste vengono scattate senza, ovviamente, che il fotografo se ne renda conto. In pratica la sua invenzione ha la possibilità di rilevare il flash della fotocamera da folgorare, di attivarsi insieme ad essa e di proiettare, nello stesso frangente di millisecondo, sul soggetto fotografato, qualsiasi immagine desiderata e pre-cariata
dal folgoratore.
Ovviamente l'immagine di dettaglio qua sotto semplifica qualsiasi mio tentativo di spiegazione scritta!
 
il meccanismo dell'Image Fulgurator di Julius von Bismarck
Per trovare esempi di immagini sfolgorate basta andare sul sito di Julius nella pagina apposita.

sabato 31 marzo 2012

Birth of a Book: stampa, legatoria, qualità e passione

Beautiful video of traditional pre-press, offset print to produce hand-bound books.

Glen Milner produced this book-binding vignette at Smith-Settle Printers in Leeds, England as the binders bound Suzanne St Albans’ Mango and Mimosa.
Via: BOOKSHELKPORN

martedì 13 marzo 2012

Federico Fellini, La Dolce Vita e Indro Montanelli

Trovo per puro caso l'articolo che Indro Montanelli scrisse per il Corriere della Sera come primo giornalista ad aver visto, seduto accanto a Federico Fellini, La Dolce Vita.
Il film è notoriamente un capolavoro, i fotogrammi sono qualcosa di personalmente estasiante, Montanelli rispetta in pieno la meraviglia del film scrivendo un articolo lungimirante e sincero.
Arriverò tardi, ma meglio di niente! :)
Un altro piccolo pezzo di storia per il mio immaginario felliniano.


Federico Fellini dirige Marcello Mastroianni, set de La Dolce Vita
Corriere della Sera, 22 gennaio 1960

Sere fa, Federico Fellini mi ha invitato a vedere in privato il suo ultimo film La dolce vita. Confesso che ci sono andato con qualche apprensione: e non tanto per i pareri molto discordi che avevo udito da coloro che avevano visto alcune scene isolate, quanto perché, parlando ogni tanto con lui, avevo avuto l’impressione che Fellini avesse perso il senso della misura. L’uomo, di solito pacato e abbastanza staccato dal proprio lavoro, stavolta m’era parso che non sapesse uscirne nemmeno quando veniva a cena con me. Se gli parlavo di altre cose, mi fissava con l’occhio vitreo di chi non ascolta. E gira gira, il discorso tornava sempre lì. Questa storia andava avanti da un anno, perché è da un anno che Fellini sgobba quattordici o quindici ore al giorno dietro a questa pellicola su cui evidentemente, rischiando grosso, ha puntato tutto. Non la finiva mai. Non la rifiniva mai. Non so quante decine di migliaia di metri ha ammatassato nei rulli. Non so quante volte ha fatto, disfatto e rifatto interi episodi per eliminare o aggiungere una virgola.Non avrei voluto essere, fino all’altra sera, il suo produttore, a cui credo che questa dolce vita ne abbia procurata una da cane. Ma ora, a cose fatte, non credo che lo rimpiangerà. Non voglio commettere indiscrezioni anticipando, sul piano dell’estetica e della tecnica cinematografica, dei giudizi che spettano in esclusiva al mio collega Lanocita. Non saprei nemmeno farlo, del resto, perché me ne mancano i rudimenti. Ma non c’è dubbio che qui ci si trova di fronte a qualcosa di eccezione (sic!) non perché rappresenti un meglio o un di più di ciò che finora si è fatto sullo schermo, ma perché ne va nettamente al di là, violando tutte le regole e convenzioni, a cominciare da quelle della durata, che supera le tre ore di spettacolo, per finire a quelle della trama, o meglio della non trama, perché non c’è.
Ancora oggi mi chiedo come avrà fatto Fellini a “raccontare” questo suo film al produttore, e non vorrei essere nei panni del critico quando dovrà a sua volta raccontarlo ai lettori.

Non siamo più nel cinematografo, qui. Siamo nel grande affresco. Fellini secondo me non vi tocca vette meno alte di quelle che Goya toccò in pittura, come potenza di requisitoria contro la sua e la nostra società. Ed è di questo che voglio parlare. Fellini, prima di fare il cineasta, è stato giornalista.

E di un giornalista qui si serve per cucire i vari episodi del film, descrivendoli attraverso altrettanti fatti di cronaca, che lo conducono all’esplorazione della società romana in tutti i suoi ceti e quartieri, dal palazzo del Principe, ai covi intellettuali di via Margutta, all’appartamento dei nuovi ricchi dei Parioli, ai caffè di via Veneto, ai tuguri delle passeggiatrici in periferia, ai terreni vaghi delle bidonvilles che ne formano la cintura sottoproletaria.

Ecco qui siamo dunque nel mio mestiere, ed è sull’esattezza del resoconto che mi sento autorizzato a pronunciarmi. Molti la negheranno, questa esattezza, e speriamo che lo facciano in buona fede, cioè credendo veramente che il ritratto sia arbitrario. Ma io in tutta onestà debbo dire che se Mastroianni, il quale interpreta la parte del protagonista, avesse saputo raccontare con la penna, per un giornale di cui io fossi il direttore, le stesse cose che ha raccontato con la macchina da ripresa di Fellini, e con la stessa evidenza, gli avrei triplicato lo stipendio. Il suo reportage non è una “patacca”. Il poco – oh, molto poco! – che vi luce è proprio oro. E il molto che vi puzza è proprio fogna. Del resto, se così non fosse, il film sarebbe fallito come falliscono i reportages quando eludono la verità o non riescono a centrarla.


Quindi, amici, vi prevengo se domani La dolce vita vi farà inorridire, non confutàtela dicendo: “Non è vero”. Perché per esser vero, tutto ciò che qui è raccontato, lo è. D’altronde Fellini è ricorso al mezzo più spicciativo (e più diabolico) per dimostrarlo. Egli ha fatto incarnare a ciascuno la parte di se stesso, a cominciare da Anita Ekberg, che fa appunto Anita Ekberg, con le follie e le scempiaggini che compie abitualmente Anita Ekberg, e perfino con gli sganassoni che di tanto in tanto riceve dal marito di Anita Ekberg. E fin qui, niente di straordinario, visto che Anita Ekberg fa di mestiere Anita Ekberg ed è pagata appunto per questo.  Ma quando poi egli ha voluto rappresentare il mondo aristocratico, non è agli attori che è ricorso per impersonarne i tipi, sibbene alle gentildonne e ai gentiluomini con nomi altisonanti e blasoni a molte palle che lo popolano e che hanno trovato del tutto naturale accettare l’invito mettendo a disposizione le loro ville e se stessi.
Cliccare su Stanze di Cinema per continuare a leggere l'articolo.

Marcello Mastroianni in La Dolce Vita

martedì 21 febbraio 2012

Biblioteca minima di grafica editoriale e non

Altra segnalazione degna di nota proveniente dal blog Who is reader? la trovate al post: Dieci consigli per una biblioteca minima di grafica editoriale e non.
L'arduo compito è stato chiesto a Maurizio Ceccato, possiamo solo che goderne appieno: dieci titoli su grafica, tipografia e design; di mio aggiungo solo le relative immagini, note bibliografiche e link.
Grazie grazie grazie infinite a Who is reader? per tutti gli spunti sempre interessanti e, ovviamente, a Maurizio Ceccato :)
Buone ricerche, buone letture!






Antonio Faeti
Guardare le figure, Gli illustratori italiani dei libri per l'infanzia
Edizione: Einaudi, ET Saggi, 2001
Pagine: 414
Prezzo: 12,39 €
ISBN: 9788806160470





Bruno Munari
Da cosa nasce cosa, Appunti per una metodologia progettuale
Edizione: Laterza, Economica Laterza, 2011
Pagine: 386
Prezzo: 11,00 € 

ISBN: 9788842051176






Art Lab
Rivista di grafica e Design con il sostegno di Fedrigoni Cartiere e diretta da Carlo Branzaglia
Edizione: Integrata Editrice, Italia,
Periodicità: trimestrale








Jan Tscichold
Qualsiasi cosa!





Wassily Kandisnsky
Punto linea superficie
Edizione: Adelphi, Biblioteca Adelphi, 1968
Pagine: XIV-215
Prezzo: 16,00 €
ISBN: 9788845900501







Max Ernst
Una settimana di bontà
Edizione: Adelphi, 2007
Pagine: 497
Prezzo: 38,00 €
ISBN: 9788845922015






Francesco Ermanno Guida & Giancarlo Iliprandi
Type Design, Esperienze progettuali tra teoria e prassi
Edizione: Franco Angeli, Design della comunicazione, 2011
Pagine: 176
Prezzo: 21,00 €
ISBN: 8856839512








Gabriella D’Amato
Storia del design

Edizione: Bruno Mondadori, Sintesi, 2005
Pagine: XIII-225
Prezzo: 28,00 €
ISBN: 8842491659








Alberto Bassi
Design anonimo in Italia. Oggetti comuni e progetto incognito
Edizione: Mondadori Electa, Design & grafica, 2007
Pagine: 272
Prezzo: 40,00 €
ISBN: 978883704183











Le opere di Giancarlo Iliprandi edite da Corraini


PS: avevo già messo un post su Hacca di Maurizio Ceccato scoperto proprio su Who is reader?
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