martedì 13 marzo 2012

Federico Fellini, La Dolce Vita e Indro Montanelli

Trovo per puro caso l'articolo che Indro Montanelli scrisse per il Corriere della Sera come primo giornalista ad aver visto, seduto accanto a Federico Fellini, La Dolce Vita.
Il film è notoriamente un capolavoro, i fotogrammi sono qualcosa di personalmente estasiante, Montanelli rispetta in pieno la meraviglia del film scrivendo un articolo lungimirante e sincero.
Arriverò tardi, ma meglio di niente! :)
Un altro piccolo pezzo di storia per il mio immaginario felliniano.


Federico Fellini sul set de La Dolce Vita
Corriere della Sera, 22 gennaio 1960

Sere fa, Federico Fellini mi ha invitato a vedere in privato il suo ultimo film La dolce vita. Confesso che ci sono andato con qualche apprensione: e non tanto per i pareri molto discordi che avevo udito da coloro che avevano visto alcune scene isolate, quanto perché, parlando ogni tanto con lui, avevo avuto l’impressione che Fellini avesse perso il senso della misura. L’uomo, di solito pacato e abbastanza staccato dal proprio lavoro, stavolta m’era parso che non sapesse uscirne nemmeno quando veniva a cena con me. Se gli parlavo di altre cose, mi fissava con l’occhio vitreo di chi non ascolta. E gira gira, il discorso tornava sempre lì. Questa storia andava avanti da un anno, perché è da un anno che Fellini sgobba quattordici o quindici ore al giorno dietro a questa pellicola su cui evidentemente, rischiando grosso, ha puntato tutto. Non la finiva mai. Non la rifiniva mai. Non so quante decine di migliaia di metri ha ammatassato nei rulli. Non so quante volte ha fatto, disfatto e rifatto interi episodi per eliminare o aggiungere una virgola.Non avrei voluto essere, fino all’altra sera, il suo produttore, a cui credo che questa dolce vita ne abbia procurata una da cane. Ma ora, a cose fatte, non credo che lo rimpiangerà. Non voglio commettere indiscrezioni anticipando, sul piano dell’estetica e della tecnica cinematografica, dei giudizi che spettano in esclusiva al mio collega Lanocita. Non saprei nemmeno farlo, del resto, perché me ne mancano i rudimenti. Ma non c’è dubbio che qui ci si trova di fronte a qualcosa di eccezione (sic!) non perché rappresenti un meglio o un di più di ciò che finora si è fatto sullo schermo, ma perché ne va nettamente al di là, violando tutte le regole e convenzioni, a cominciare da quelle della durata, che supera le tre ore di spettacolo, per finire a quelle della trama, o meglio della non trama, perché non c’è.
Ancora oggi mi chiedo come avrà fatto Fellini a “raccontare” questo suo film al produttore, e non vorrei essere nei panni del critico quando dovrà a sua volta raccontarlo ai lettori.

Non siamo più nel cinematografo, qui. Siamo nel grande affresco. Fellini secondo me non vi tocca vette meno alte di quelle che Goya toccò in pittura, come potenza di requisitoria contro la sua e la nostra società. Ed è di questo che voglio parlare. Fellini, prima di fare il cineasta, è stato giornalista.

E di un giornalista qui si serve per cucire i vari episodi del film, descrivendoli attraverso altrettanti fatti di cronaca, che lo conducono all’esplorazione della società romana in tutti i suoi ceti e quartieri, dal palazzo del Principe, ai covi intellettuali di via Margutta, all’appartamento dei nuovi ricchi dei Parioli, ai caffè di via Veneto, ai tuguri delle passeggiatrici in periferia, ai terreni vaghi delle bidonvilles che ne formano la cintura sottoproletaria.

Ecco qui siamo dunque nel mio mestiere, ed è sull’esattezza del resoconto che mi sento autorizzato a pronunciarmi. Molti la negheranno, questa esattezza, e speriamo che lo facciano in buona fede, cioè credendo veramente che il ritratto sia arbitrario. Ma io in tutta onestà debbo dire che se Mastroianni, il quale interpreta la parte del protagonista, avesse saputo raccontare con la penna, per un giornale di cui io fossi il direttore, le stesse cose che ha raccontato con la macchina da ripresa di Fellini, e con la stessa evidenza, gli avrei triplicato lo stipendio. Il suo reportage non è una “patacca”. Il poco – oh, molto poco! – che vi luce è proprio oro. E il molto che vi puzza è proprio fogna. Del resto, se così non fosse, il film sarebbe fallito come falliscono i reportages quando eludono la verità o non riescono a centrarla.


Quindi, amici, vi prevengo se domani La dolce vita vi farà inorridire, non confutàtela dicendo: “Non è vero”. Perché per esser vero, tutto ciò che qui è raccontato, lo è. D’altronde Fellini è ricorso al mezzo più spicciativo (e più diabolico) per dimostrarlo. Egli ha fatto incarnare a ciascuno la parte di se stesso, a cominciare da Anita Ekberg, che fa appunto Anita Ekberg, con le follie e le scempiaggini che compie abitualmente Anita Ekberg, e perfino con gli sganassoni che di tanto in tanto riceve dal marito di Anita Ekberg. E fin qui, niente di straordinario, visto che Anita Ekberg fa di mestiere Anita Ekberg ed è pagata appunto per questo.  Ma quando poi egli ha voluto rappresentare il mondo aristocratico, non è agli attori che è ricorso per impersonarne i tipi, sibbene alle gentildonne e ai gentiluomini con nomi altisonanti e blasoni a molte palle che lo popolano e che hanno trovato del tutto naturale accettare l’invito mettendo a disposizione le loro ville e se stessi.
Cliccare su Stanze di Cinema per continuare a leggere l'articolo.

Marcello Mastroianni in La Dolce Vita

martedì 21 febbraio 2012

Biblioteca minima di grafica editoriale e non

Altra segnalazione degna di nota proveniente dal blog Who is reader? la trovate al post: Dieci consigli per una biblioteca minima di grafica editoriale e non.
L'arduo compito è stato chiesto a Maurizio Ceccato, possiamo solo che goderne appieno: dieci titoli su grafica, tipografia e design; di mio aggiungo solo le relative immagini, note bibliografiche e link.
Grazie grazie grazie infinite a Who is reader? per tutti gli spunti sempre interessanti e, ovviamente, a Maurizio Ceccato :)
Buone ricerche, buone letture!


 


Antonio Faeti
Guardare le figure, Gli illustratori italiani dei libri per l'infanzia
Edizione: Einaudi, ET Saggi, 2001
Pagine: 414
Prezzo: 12,39 €
ISBN: 9788806160470





Bruno Munari
Da cosa nasce cosa, Appunti per una metodologia progettuale
Edizione: Laterza, Economica Laterza, 2011
Pagine: 386
Prezzo: 11,00 € 

ISBN: 9788842051176






Art Lab
Rivista di grafica e Design con il sostegno di Fedrigoni Cartiere e diretta da Carlo Branzaglia
Edizione: Integrata Editrice, Italia,
Periodicità: trimestrale








Jan Tscichold
Qualsiasi cosa!





Wassily Kandisnsky
Punto linea superficie
Edizione: Adelphi, Biblioteca Adelphi, 1968
Pagine: XIV-215
Prezzo: 16,00 €
ISBN: 9788845900501







Max Ernst
Una settimana di bontà
Edizione: Adelphi, 2007
Pagine: 497
Prezzo: 38,00 €
ISBN: 9788845922015






Francesco Ermanno Guida & Giancarlo Iliprandi
Type Design, Esperienze progettuali tra teoria e prassi
Edizione: Franco Angeli, Design della comunicazione, 2011
Pagine: 176
Prezzo: 21,00 €
ISBN: 8856839512








Gabriella D’Amato
Storia del design

Edizione: Bruno Mondadori, Sintesi, 2005
Pagine: XIII-225
Prezzo: 28,00 €
ISBN: 8842491659








Alberto Bassi
Design anonimo in Italia. Oggetti comuni e progetto incognito
Edizione: Mondadori Electa, Design & grafica, 2007
Pagine: 272
Prezzo: 40,00 €
ISBN: 978883704183











Le opere di Giancarlo Iliprandi edite da Corraini


PS: avevo già messo un post su Hacca di Maurizio Ceccato scoperto proprio su Who is reader?

mercoledì 8 febbraio 2012

Kama Sutra - Malika Favre

Grazie al blog di Stuart Watson scopro l'ultimo lavoro di Malika Favre, illustratrice e grafica già visitata su Handsome Frank.

KAMA SUTRA
Penguin Classics Deluxe Edition

Paperback
$15.00
ISBN 9780143106593

240 pages
31 Jan 2012
Cover illustration and typography for the Deluxe edition of the Kama Sutra: Malika Favre
Art direction by Paul Buckley
Direi che il lavoro parla da solo! :D
Malika è un'artista, illustratrice, grafica, ecc.. di origine francese, stanziata a Londra da circa cinque anni. Ed i suoi messaggi sono di solito molto chiari.
When I was a kid, I used to draw very Manga looking illustrations. I was good technically but didn’t have a style of my own. I was drawing compulsively but not really thinking of how I would make it my own. I happened quite late actually. I almost happened by accident as I was exploring doing an illustration for an erotic design magazine back in 2006! I started paring down my illustration and ended up with a triangle and a couple of shapes to define the female body. I felt there was something there and so I kept on going. From that point, it took a couple of years to refine my style. I feel it is evolving constantly. I am trying new things all the time. Some work, some don’t.
The core of my aesthetic had always been there though. I have always liked organic shapes and bold colours, even when I was very young. Editing is the key.
Per Volcomunity ha realizzato un articolo molto interessante e dettagliato dove illustra passo passo la genesi e lo sviluppo di questa lavoro dal sexy and naughty detail! Ottimo articolo per apprendere le modalità di lavoro e come effettivanmente funzionano le cose in questi ambiti creativi! :P
When you are an illustrator the challenge everytime you get a commission such as this one is to hit the right note, no matter how many goes you have at it .Most importantly: the end result has to look effortless so that all those rounds of feedback and changes have to disappear behind that end result. The process behind a project like this is however much more time consuming and sometimes challenging than it looks.
[..]
I was approached last summer by the art director of the series, Paul Buckley. He had seen some of my work on blogs and thought I would be a good match for their new release of the naughty classic. I remember thinking that it was the absolute perfect project for me! To be honest, I thought it would be an easy one, right up my street but sometimes the most obvious projects just tend to be the challenging ones.
Leggetevi tutto l'articolo qui, con tanto di riferimenti iniziali per la documentazione e le varie prove ed idee effettuate, fino ad arrivare all'opera finale.
Very COOLLL! :D








sabato 4 febbraio 2012

From enchantment to down - Thomas Czarnecki

Non sempre happy ending.
Indecisa fino all'ultimo se postarlo o meno, cedo al sabato sera e accetto la pubblicazione.
Di lavori affini se ne trovano diversi in giro (mi viene in mente per esempio Fallen Princesses), decontestualizzare e ricontestualizzare la storia, cambiando un po' il fatto, imbonendolo o brutalizzandolo.
Qua c'è un po' di tutto, si va sul sicuro con i ricordi infantili immedesimati nella realtà, bimbe cresciute, povere ladies!

Sicuramente un lavoro riuscito.
From enchantment to down è di Thomas Czarnecki, andate al link per gustarvi il lavoro in formato adeguato e per vedere tutti gli scatti.





mercoledì 1 febbraio 2012

Where’s The Pixel? - OKFocus

Non resisto!
Volevo prima dare una sistematina estetica/grafica al template del blog, ma seguendo il feed di The Fox Is Black ho trovato giusto adesso questo gioco e quindi, appunto, non ho resistito!
E' decisamente semplice, cliccate su Where’s The Pixel? e procedete alla sperimentazione del campo visivo: where’s the pixel?.

Via The Fox Is Black


L'esperienza permette l'esercizio della vista, della mente, forse di colorite imprecazione che alternano stadi di stupidità ed incredulità, ma, SOPRATTUTTO, potrete scoprire quando sia effettivamente sporco il vostro monitor.
Dovete proprio provare per credere...
Sto ancora sorridendo per la mia stupidità!

venerdì 27 gennaio 2012

mercoledì 7 dicembre 2011

Scimmie e renne per Dicembre

Via ciia what's up?
Qua non è freddo, ma è pur sempre Dicembre, quindi: cambiamo wallpaper e coloriamo un po' con visioni stagionali

Via POPPYTALK, dall'arte di Christiane Engel

martedì 6 dicembre 2011

Inspiration Pad di Marc Thomasset

Via ladies & gentlemen
Quando basta poco per divertirsi con le rappresentazioni spaziali, con il prendere appunti e scribacchiare ovunque e, soprattutto... in qualsiasi direzione!
Molto divertente, una semplicità di pensiero e di realizzazione, adeguatamente surreale e, finalmente, non si potrà più lamentare la crisi da foglio bianco!
A volte basta davvero poco.
Marc Thomasset si diverte così, la cosa è accattivante e comprabile su questo shop.
Cool!








sabato 3 dicembre 2011

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